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Karate Do

Pubblicato da Roberto Riccio il 30 Aprile 2020
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Cosa significa Karate Do

Il termine significa “la via della mano vuota”, ma in realtà il suo significato è immensamente più grande.
Karate è il modo in cui viene chiamata l’Arte Marziale e Do è la via, il cammino che il praticante percorre nella sua vita per impararla.
Il termine mano vuota indica l’assenza di armi materiali ma in realtà nella via il praticante di Karate Do impara a trasformare ogni parte del suo corpo in un arma letale. Il Karate Do ha una serie di regole che fanno leva sull’Onore, la Dignità, l’Umiltà ed il Rispetto del prossimo e del rivale.
Insita nello studio del Karate Do è la meditazione.
Sembrerà strano e per certi versi assurdo ma fondamentalmente il Karateka, praticante di Karate Do, è un Guerriero che impara nel cammino della sua vita a trasformare ogni parte del suo corpo in un arma capace di uccidere in pochi secondi uno o più rivali ma il tutto è regolato da un forte senso di Onore e Rispetto dell’avversario e severamente controllato dalla meditazione che mitiga sensazioni e stimoli affinché venga utilizzato solo ed esclusivamente in caso di reale necessità; pericolo di morte per il Karateka, suoi cari o indifesi…

La pratica del Karate Do non riguarda solo lo sviluppo tecnico e tattico, il condizionamento fisico, lo studio dei Kata ed il combattimento reale o sportivo. Deve anche andare di pari passo con lo sviluppo della parte umana e della parte spirituale, la crescita come persone e cittadini esemplari che, uniti per il bene comune, giovano alla società. Per raggiungere questo obiettivo, il Karate Do ha principi e obiettivi comuni per la crescita dei suoi praticanti: rispetto, giustizia, armonia e impegno sono fondamentali.

Nel Karate Do, l’etica deriva dalle filosofie del Confucianesimo e del Buddismo Zen. Questi principi fondamentali si basano sul codice dei Guerrieri o Samurai giapponesi medievali, chiamato Bushido.
Riassumendoli, questi potrebbero essere sintetizzati come segue:

  • Cortesia: rispetto e buone maniere di comportamento
  • Rettitudine: essere in grado di prendere una decisione senza esitazione. Sii giusto e obiettivo in tutte le circostanze
  • Coraggio: affrontare la sfida di prendere decisioni
  • Gentilezza: sii magnanimo, paziente e tollerante
  • Il distacco: agire disinteressatamente, senza egoismo e generosamente
  • Sincerità: dì sempre la verità, difendila e sii fedele alla tua parola
  • Onore: apprezzamento e difesa della propria dignità
  • Modestia: non essere arrogante o vanitoso
  • Lealtà: non tradire nessuno; mai te stesso. Essere fedele alle proprie convinzioni
  • Autocontrollo: avere il controllo su azioni, emozioni e parole
  • Amicizia: arrendersi in un tutto. Sapere come condividere e aiutare
  • Integrità: trattare tutti allo stesso modo, sostenere i principi e essere fedeli agli impegni
  • Generosità: dare senza chiedere nulla in cambio
  • Imparzialità: esprimere giudizi secondo verità
  • Pazienza: è tollerare l’intollerabile
  • Serenità: controllo degli impulsi di fronte a conflitti e difficoltà
  • Fiducia in se stessi: credi in te stesso.

I valori etici del Karate sono ricordati in ogni Dojo, attraverso il Dojo Kun o il codice di condotta recitato in ogni classe, come promemoria della filosofia che cerca di applicare i principi filosofici del Karate Do alla vita quotidiana, a beneficio dell’individuo e della società.

La grande differenza tra il Karate Do e tutte le altre “Arti Marziali” è proprio racchiusa in questi concetti e soprattutto nella frase che troverai alla fine dell’articolo che racchiude la sua Essenza!
Ogni azione del Karateka inizia e finisce con un Saluto.

Dove e quando è nato il Karate Do

Prefettura di Okinawa

È ad Okinawa dove il Karate ha avuto origine; l’isola principale dell’arcipelago delle Ryukyu.
Molte storie vengono raccontate sulle origini del Karate, ciò nonostante, sembra logico pensare che le Arti Marziali abbiano la loro origine nel continente asiatico, più precisamente in Cina ed India. I diversi incontri tra la gente della terraferma con gli abitanti dell’isola di Okinawa, per motivi commerciali e culturali portarono a uno scambio d’informazioni e all’arrivo delle arti marziali sulle isole Ryu Kyu.

Sebbene la storia di Okinawa risale a oltre mille anni, sfortunatamente non ci sono prove affidabili delle origini del Karate. La sua storia può essere parzialmente ricostruita dalla scarsa documentazione storica esistente sul Karate e dalle informazioni frammentarie della tradizione orale, trasmesse dal Maestro ai suoi discepoli, nel corso degli anni.

Le Arti Marziali sono nate dall’istinto umano fondamentale per la sopravvivenza. Le arti dell’autodifesa si sono sviluppate in vari modi. Pugilato e combattimenti furono sviluppati in Occidente; mentre in Oriente fiorivano arti come Kempo, Judo e Kendo.

Okinawa sviluppò la propria tecnica di autodifesa chiamata Te, che significa letteralmente mano. La differenza principale tra Okinawan Te e le altre Arti Cinesi, è l’enfasi sulla pratica del makiwara per lo sviluppo di pugni, piedi, gomiti e taglio delle mani.

Per l’esattezza, l’arte di Te precede il Karate. La letteratura di RyuKyu (antico nome di Okinawa) menziona l’esistenza di Te prima della pratica del Karate ad Okinawa nel XVII secolo.

To, il primo carattere di To-Te, è il simbolo di T’ang; il nome della grande dinastia Cinese che fiorì tra il 618-906 d.C. e che influenzò le culture di Okinawa e del Giappone in molti modi. L’ammirazione Okinawase e Giapponese per la dinastia T’ang fu così grande che, nel secolo successivo alla fine di questa grande dinastia, il carattere To (letto come kara: vuoto) fu usato come aggettivo che rappresentava la Cina. Pertanto To-Te voleva anche dire: “la mano che veniva dalla Cina”.

Lo sviluppo del Te fu accelerato durante la sottomissione delle isole RyuKyu nel 1609 ad opera del Clan Giapponese Satsuma. Questo clan proibì l’uso di armi e la pratica delle arti marziali da parte dei Ryukyuan. Nonostante l’esistenza di questo divieto da più di 350 anni, l’arte del Te non è andata perduta ma, al contrario, si è affinata. L’arte proibita veniva insegnata di padre in figlio in segreto e clandestinamente.

Dall’isola di Okinawa gli “emissari” sarebbero partiti per il Giappone, dove avrebbero portato questa nuova Arte che finirebbe per essere incorporata nelle tradizionali “Arti del Budo” di questo paese. Uno di quegli emissari era il Maestro Gichin Funakoshi, considerato il padre del Karate Do moderno. Dopo il successo ottenuto da Funakoshi in Giappone, molti dei suoi compatrioti avrebbero osato fare lo stesso portando così diversi modi di vedere il Karate nel paese Nipponico.

Così nacquero i diversi stili di Karate; dalla forma, dal modo di praticarlo e dalle influenze di ciascuno di questi “emissari”. Dall’inizio del XX secolo, il Karate Do si è evoluto in modo esponenziale fino ad oggi. Alcuni stili hanno approdato alla pratica sportiva, mentre altri sono rimasti nel più puro dei tradizionalismi.

Gli Stili del Karate

A causa della segretezza con cui il Te doveva essere praticato, non ci sono prove che indichino una chiara classificazione dei vari stili e tipi di Karate durante i suoi anni di formazione, nel XVIII secolo.

Nell’attualità esistono molti stili di Karate sia di origine Okinawese che Giapponese; ecco i più diffusi:

  • ShitoRyu
  • WadoRyu
  • GojuRyu
  • Shotokan
Stili Karate

I quattro Stili principali di Karate attualmente praticati nel mondo derivano dai tre metodi di combattimento che originariamente esistevano ad Okinawa:

  • Shuri-te: sviluppato nell’antica capitale di Shuri, residenza di molti nobili, della famiglia reale e ricca di fortezze e castelli. Influenzato dagli stili duri Shaolin, ebbe nella figura di Shungo Sakuwaga prima e di Soken Matsumura dopo i suoi maggiori esponenti. In pratica, lo Shuri-te si distingue per i suoi movimenti esplosivi, in cui il movimento della parte superiore del corpo viene eseguito sempre contemporaneamente a quello della parte inferiore del corpo
  • Naha-te: il modesto porto commerciale di Naha fu il luogo dove si sviluppò il Naha-te, di tutte le modalità è quella meno influenzata dagli stili duri e più legata ai sistemi interni cinesi. Kanryo Higaonna fu uno dei suoi primi rappresentanti assieme a Matsumura, dal quale apprese i fondamenti di Shuri-Te. Gli schemi respiratori di questo stile sono importanti oltre che particolari, e derivano direttamente da quelli usati negli stili interni della Cina, un paese in cui Higaonna trascorse buona parte della sua giovinezza, circa 15 anni. I suoi discepoli includono Chojun Miyagi e Kenwa Mabuni, in seguito fondatori, rispettivamente, degli stili GojuRyu e ShitoRyu. La tecnica Naha è forte, ed è caratterizzata nella pratica dalla necessità di fissare prima la parte inferiore del corpo e la successiva esecuzione della tecnica, sempre con un significativo gioco dell’anca e movimenti circolari delle braccia
  • Tomari-te: influenzato sia dagli stili Shaolin duri che dagli stili morbidi provenienti da altre parti della Cina. Kosaku Matsumora e Kokan Oyadomari erano due delle sue figure principali, con Anikichi Aragaki responsabile della trasmissione dei Kata più caratteristici dello stile (Niseishi, Sochin e Unshu).

I Caposcuola dei principali Stili

Mabuni Kenwa

Mabuni Kenwa | Shitoryu


Hironori Ohtsuka

Hironori Otsuka | Wadoryu


Kanryo Higaonna

Kanryo Higaonna | Gojuryu


Gichin Funakoshi

Gichin Funakoshi | Shotokan


Karate ni sente nashi

E’ il secondo precetto che ci ha lasciato Gichin Funakoshi, letteralmente significa “non c’è primo attacco nel Karate”, scolpito nel monumento commemorativo Funakoshi a Kamakura.

Dojo Kun Gichin Funakoshi

Articolo scritto da Roberto Riccio

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